mercoledì 5 dicembre 2007

Jasmina

"Largate de aquì, tortillera!".

Furono queste le prime e le uniche parole che Jasmina ricordava della notte prima. Il giorno prima, appena arrivata dalla Bosnia, aveva deciso non perder tempo a cercare un ostello, confidando nella sua buona stella e nella bellezza che le aveva sempre spianato la strada a Mostar. Così aveva fatto un giro per il centro, aveva conosciuto due studenti e se ne era andata di festa con loro. A fine serata, sbronzi e vogliosi di sesso, avrebbero fatto a gara per darle un letto e lei iniziava a pensare che forse li avrebbe potuti accontentare entrambi.
Stavolta però le andò male e adesso si trovava distesa nel mezzo del parco che si trova sulla riva del Guadalquivir, senza la sua borsa, bagnata e sporca fino al collo, di fango.
Cercò di ricordare.
Era stata con i due ragazzi in un bar a mangiare qualcosa e a farsi qualche birra. Era un posto tranquillo, non sarebbero rimasti lì a lungo. Infatti. Jasmina ricordava adesso di una piazza con molti alberi, molto lunga, isolata dal traffico. In quella piazza aveva conosciuto altra gente, ragazzi che venivano da diversi posti, le sembra. Ma già non ricordava quello che fecero in quella piazza. E quella frase? Si toccò il naso, aveva una crosta di sangue secco sotto le narici. Ora ricordava. Era successo in una discoteca. Lei si trovava lì con un gruppo grande di gente. C'erano anche i due studenti. Quando era entrata era già completamente sbronza. Non sapeva come fosse successo, ma si ricordava che un ragazzo a un certo punto le aveva detto quelle parole che le rintronavano nella testa, "Vattene di qui, lesbica!".
Certo, Jasmina tutto tranne che lesbica. Le piaceva il sesso, lo faceva ogni volta che ne aveva l'opportunità. Lo faceva per amore, per divertimento, per ottenere favori, per noia, per scherzo.
Lo aveva fatto con ragazzi, con uomini, con donne e con ragazze, e una volta lo fece anche con un vecchio, ma si divertì il giusto.
La sua attitudine le aveva spianato la strada da ragazzina. Si era fatta molti amici che in seguito l'avrebbero aiutata in più di un'occasione. Ma ormai il sesso era per lei una condanna. A Mostar sua reputazione era rovinata. Ormai, a 28 anni, la gente non la vedeva più come una graziosa libertina, ma come una puttana opportunista. Se ne andò per indignazione e così scelse di anteporre la sua felicità all'orgoglio di riscattare il suo onore agli occhi di famiglia e amici.
D'altra parte le persone che la conoscevano, seppur unendosi al coro unanime di condanne, sapevano che Jasmina non era quello che tutti credevano.
Era bellissima e amava il sesso, e queste erano le uniche sue colpe. Era forse la donna più forte che la Bosnia avesse cullato. Ma non intendeva rovinarsi la vita per rincorrere e smentire dicerie e pregiudizi. Che ci affogassero loro, quelli che l'avevano condannata ingiustamente. Invidiosi, avvelenati dalla vita e morti dentro il cuore.
Il suo modo di avvicinare le persone era molto sensuale e il suo corpo avrebbe fatto morire di voglia e di invidia ogni fidanzato delle ragazze a cui si avvicinava. I suoi movimenti scuotevano il suo corpo quando ballava e, senza volerlo, la avvicinavano al primo corpo femminile che trovavano. Per lei era un divertimento. Inoltre sapeva quali erano gli effetti che provocava con i suoi ancestrali balli saffici.
Forse la notte prima si era avvicinata troppo alla ragazza sbagliata e si era attirata le ire del suo lui. Doveva essere così. Questo spiegava il sangue sotto il naso, ma certo non bastava a spiegare la situazione in cui si trovava. Bah. L'avrebbe scoperto in seguito. Per il momento la prima cosa da fare era lavarsi e trovare un posto dove bersi un succo d'arancia per scacciare i postumi.

continua..

Thoma-tito

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